Olimpiadi 2012: un problema di Homeland Security - Associazione Nazionale Esperti Sicurezza Pubblica e Privata

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Olimpiadi 2012: un problema di Homeland Security

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Homeland Security: Olimpiadi di Londra 2012
di Luca Angrisani - Docente di Analisi di Intelligence alla UNISED

Olimpiadi, alla lettera: "evento sportivo quadriennale che prevede la competizione tra i migliori atleti del mondo in quasi tutte le discipline sportive praticate nei cinque continenti. "In pratica, per gli appassionati e non, un'occasione imperdibile di tiratura mondiale, per godere delle performance migliori degli sportivi migliori; per altri un momento sociale fatto di unione e condivisione di passioni; per gli addetti ai lavori, un momento professionale per poter esprimere al meglio le proprie competenze; per il mondo della comunicazione, la possibilità di mettersi in gioco “cacciando” lo scoop del momento, oppure dimostrando a tutti le proprie doti comunicative affiancate alla competenza tecnico-sportiva. E per chi fa business? Un mero momento di guadagno. Mentre per alcuni altri, fortunatamente per pochi altri, le olimpiadi rappresentano l'opportunità (non a caso uso l'articolo) di trasformare un evento sportivo globale in un mezzo per poter rappresentare, con un impatto mediatico senza precedenti, la propria volontà e capacità di mettere a segno, in modo indiscriminato, apparentemente illogico, tremendamente violento e altamente destabilizzante, un attentato terroristico.
Chiarito, quindi, quanto possa risultare sensibile l'evento, cosa c'è dietro la decisione delle locali Autorità di schierare oltre 20.000 uomini tra forze di polizia, militari, “contractors” e agenti dei Servizi? Senza parlare di un gigantesco sistema di videosorveglianza, sistemi missilistici terra-aria, unità navali, caccia-intercettori in stand by 5', forze speciali e la tecnologia militare più spinta.
Quale logica ha condotto a mettere in piedi una macchina della sicurezza cosi complessa, articolata e, relativamente a simili manifestazioni, senza precedenti nella storia?
In un intervista, uno dei responsabili, nello specifico della sicurezza aerea, ha dichiarato: "Non abbiamo ricevuto specifiche minacce, il dispositivo di sicurezza è semplicemente di tipo precauzionale....". In realtà, pianificare un tale assetto, equivale a studiare e valutare ogni singolo fattore di minaccia, ogni singola vulnerabilità, mettendo tutto a sistema con la potenziale concretizzazione dell'atto ostile da parte di organizzazioni o singoli, aventi la capacità e la volontà di porlo in essere.
Ma la complessità è rappresentata da altro. Semplicisticamente, questo tipo di analisi si sviluppa sulla base di informazioni raccolte e collazionate sistematicamente, sulla cosiddetta “intelligence basica”, la quale, pur rappresentando il punto di inizio, equivale alla totalità della gestione del “current” nel tempo. Ciò equivale a dire che più è ampio e ricco il database (DB), più aumentano le possibilità, in fase di incrocio dei dati posseduti con le informazioni neo-acquisite, di rilevare l'asimmetria che rappresenta motivo di approfondimento informativo. Questo fa del DB un prodotto proprietario di ogni singolo Paese. In altre parole, i servizi di sicurezza britannici, ad esempio, costantemente impegnati nel monitorizzare luoghi, eventi, organizzazioni, personaggi, comunicazioni, social network ecc… con l'obiettivo di scoprire potenziali rischi a danno degli interessi nazionali, in Patria e all'estero vantano chiaramente un ottimo livello conoscitivo dei fattori di minaccia di interesse. Ma le olimpiadi non sono un evento nazionale. Gli attori in campo sono molteplici e, se si pensa che ogni singola delegazione di fatto rappresenta il proprio Paese, la valutazione della minaccia assume ben altri connotati. In pratica, si dovrebbe calcolare ogni singola valutazione della minaccia di ogni singolo potenziale rischio a danno di ogni singolo Stato partecipante.
Ma facciamo qualche passo indietro: è il 2005, luglio, tra le 8.50 e le 09.47 del giorno 7. Quattro distinte esplosioni, tre delle quali quasi simultanee, a carico di altrettanti “suicides”, colpiscono il sistema di trasporti pubblici (tre treni ed un autobus). Londra precipita nel caos e, a fine giornata, si conteranno 56 morti (tra cui gli attentatori) e circa 700 feriti.
L'attentato londinese avviene proprio il giorno successivo all'ufficializzazione della scelta della capitale inglese come sede dei giochi olimpici del 2012.
Ora, proviamo ad immaginare i responsabili della sicurezza interna, che, proprio in quei giorni, avevano probabilmente schedulato le prime riunioni pre-organizzative per fare il classico punto della situazione che, improvvisamente, si ritrovono catapultati a dover affrontare un'emergenza senza precedenti la quale, in base alle modalità di esecuzione, pone in evidenza chiari problemi di “homeland security”. Eppure, fino a quel punto, sulla scorta di quanto accaduto poco più di un anno prima a Madrid, era considerata valida.
Tutto viene messo in discussione. Nella fattispecie, da un lato, l'attentato, portando alla luce le falle del sistema, apre gli occhi al Paese circa i rischi insufficientemente valutati relativi ad una minaccia considerata forse lontana dal territorio nazionale. Dall'altro contribuisce a far comprendere la necessità di rivedere completamente i dispositivi di sicurezza interni, con i correlati aspetti tattici e di intelligence.
Pur considerando che il dispositivo di sicurezza schierato per le olimpiadi è nato e cresciuto sulla base dell'esperienza del 2005, e forse in parte anche sull'onda emotiva che ne scaturì, questo non vuol dire che tutto il lavoro di studio e ricerche fatto sia da considerare correlabile ad un eccessiva percezione della potenziale minaccia. Molte cose sono cambiate in questi anni, basti pensare che il Regno Unito, a tuttoggi, schiera in tutti i teatri d'operazione internazionali, dai pecekeeping ai più "hard" di guerra e terrorismo internazionale, decine di migliaia di uomini e donne delle Forze Armate di Sua Maestà. Impegno che, inevitabilmente, rende "appetibile" il Paese mettendolo a rischio di potenziali progettualità ostili.
In relazione ai numeri messi in campo, la macchina della sicurezza attivata per l'evento sportivo è sembrata risultare eccessiva, ma indiscrezioni riportano che, per alcuni (come a conferma di quanto evidenziato circa la "soggettività" della valutazione della minaccia), nello specifico Stati Uniti ed Israele, è stata considerata non totalmente adeguata, a tal punto da chiedere alle locali Autorità di poter incrementare, con l'ausilio di proprio personale, la sicurezza delle rispettive delegazioni.
La valutazione della minaccia è un aspetto del settore intalligence che merita un'attenta e attagliata analisi ed il cui risultato non può nè essere correlato ad esigenze di terzi (seppur nello stesso contesto), nè essere riutilizzato (seppur per lo stesso "cliente") in momenti diversi. La minaccia è unica ed ha validità temporale legata all'esecuzione del singolo evento. Ogni nuova informazione, ogni modificazione dei soggetti interessati, ogni riscontro, insomma ogni variazione del contesto o dei fattori messi precedentemente a sistema per evaderla, conducono a nuove variabili e ne comportano, inevitabilmente, una nuova valutazione.

 
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